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	<title>Ingegneri Pesanti Group</title>
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		<title>Disavventura di un login!</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Feb 2008 15:43:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ingegneripesanti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mesi addietro è capitata una spiacevole disavventura che renderà incredula la maggior parte di voi lettori. Vi dirò di più, sono sicuro che i lettori maggiormente increduli, o meglio dire scettici, saranno tutti i titolari di conto corrente, ed in particolare tutti coloro che utilizzano il servizio di home banking. A distanza di mesi, la [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ingegneripesanti.wordpress.com&amp;blog=578479&amp;post=75&amp;subd=ingegneripesanti&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<div align="left"></div>
<p align="center"><img src="http://www.webcreator.it/images/login.jpg" align="middle" height="236" width="233" /></p>
<p align="justify"><font size="2"> Mesi addietro è capitata una spiacevole disavventura che renderà incredula <b>la maggior parte di voi lettori</b>.</font><br />
<font size="2"> Vi dirò di più, sono sicuro che i lettori maggiormente increduli, o meglio dire scettici, saranno tutti i titolari di conto corrente, ed in particolare tutti <b>coloro che utilizzano il servizio di home banking</b>.</font><br />
<font size="2"> A distanza di mesi, la mia rabbia e la mia voglia di comunicare l&#8217;accaduto a tutti si sono presentate quando ho letto le seguenti notizie:</font></p>
<p align="justify"> <font size="2">&#8220;Pratica comune ormai da diversi anni, l&#8217;e-trading ha raggiunto in Italia un buon livello di diffusione, soprattutto per quanto concerne le operazioni di banking online. </font><font size="2"> <span style="font-style:italic;">Tuttavia, nonostante i conti online continuino a crescere <b>(9,4 milioni)</b> con un incremento superiore <b>al 9% nello scorso anno rispetto al 2005</b>, e le disposizioni di e-banking siano state nel primo semestre del 2006 <b>ben 21 milioni (+ 21,4%)</b>, il confronto con gli altri Paesi europei mostra come le disposizioni online siano sostanzialmente inferiori&#8230;&#8230;..&#8221;</span></font></p>
<p align="justify"> <i><font size="2">&#8220;<b>Bill Gates</b> lo ha ufficializzato: <b>quest’anno lascerà Microsoft</b> per dedicarsi completamente alla fondazione benefica che porta il suo nome e quello della moglie.&#8221;</font></i></p>
<div align="left">
<p align="justify"><font size="2">Cosa collegherà la mia disavventura con Bill Gates e l&#8217;andamento delle disposizioni di e-banking in Italia (il bello, il brutto ed il cattivo)?</font></p>
<div align="left"></div>
<p align="justify"><font size="2">Semplice!</font></p>
<div align="left"></div>
<p align="justify"><font size="2">Avevo, e dico avevo, <b>un conto corrente con la banca omissis</b>, di cui usavo i servizi di e-banking.<br />
L&#8217;accesso è garantito, tutt’ora, da due password, <b>una di visualizzazione per effettuare  consultazioni sul conto corrente</b>, l&#8217;altra di <b>dispositiva per poter effettuare operazioni bancarie (bonifici, rid, ecc&#8230;)</b>; inoltre, l&#8217;accesso al servizio è garantito da un certificato web da dover accettare.<br />
In caso sia impossibile poter installare il  certificato, o al verificarsi di un qualsiasi altro problema, è possibile accedere al servizio di home banking grazie ad un metodo alternativo, ovvero quello di richiedere all’utente una password temporanea della durata di un tot di minuti (diciamo dieci minuti), che viene spedita tramite un email e/o un sms segnalati in precedenza al correntista. In seguito, per effettuare l&#8217;accesso, è richiesta sia la password temporanea che la password di visualizzazione precedentemente citata.</font></p>
<div align="left"></div>
<p align="justify"><font size="2">Un sistema alquanto sicuro … <b>all&#8217;apparenza!</b><br />
Ma, come dice un vecchio detto, non è tutto oro ciò che luccica ed un tranquillo lunedì mattina <b>si consuma il dramma</b>.</font><span id="more-75"></span></p>
<div align="left"></div>
<p align="justify"><font size="2">Tutto contento ed allegro, di un bel lunedì mattina, cerco di verificare se mi è stato accreditato lo stipendio; quindi dal sito della banca omissis richiedo la password temporanea, che prontamente arriva sulla mia e-mail, inserisco i dati e in modo corretto lancio la procedura di accesso.<br />
Il browser m’impalla al monitor ipnotizzandomi con la sua clessidra rotante, ed io penso che sia normale, visto che è lunedì e che il campionato è iniziato da poco, quindi i dipendenti dell’ufficio vogliono tenersi aggiornati a prima mattina (detto tra noi anche nel pomeriggio), facendo così rallentare la velocità di connessione.<br />
Stanco di attendere annullo il tutto.</font></p>
<div align="left"></div>
<p align="justify"><font size="2">Ma io sono ostinato, e proprio non mi voglio arrendere, e come tutti i testardi decido di iniziare di nuovo il tutto.<br />
Richiedo una nuova password temporanea, inserisco i dati e vai con il submit. Ci risiamo: la clessidra ritorna a fare il suo onesto lavoro, temporeggia.</font></p>
<div align="left"></div>
<p align="justify"><font size="2">Scherzi a parte, aspetto per 2 o 3 minuti, ma alla fine il server risponde, accedo al conto e finalmente posso controllare il saldo.</font></p>
<div align="left"></div>
<p align="justify"><font size="2">O almeno così credevo. Dopo una breve occhiata noto qualcosa di veramente strano, di singolare, che mi fa quasi cadere dalla sedia su cui stavo seduto.<br />
Il conto corrente che sto visionando semplicemente non è il mio: numero di conto, saldo, rid, dati personali e quant&#8217;altro concerne un conto corrente non sono i miei, bensì di un altro correntista.</font></p>
<div align="left"></div>
<p align="justify"><font size="2">ASSURDO! Ho violato un sistema informatico senza nemmeno volerlo e seguendo la procedura standard?<br />
Ripreso dallo choc, mi rendo conto della potenziale difficoltà a farmi credere decidendo di raccontare la cosa, e effettuo quindi dei print screen a più non posso, salvando così sul mio hard disk estratto conto e ultime movimentazioni.<br />
Controllo i log di accesso del conto corrente, per poter riuscire a capire almeno in parte cosa sia successo, e l&#8217;unica cosa che noto è che il vero titolare del conto corrente non chiudeva mai le connessioni in modo corretto, mandando quest’ultime sistematicamente in time out.<br />
Presumibilmente per un’anomalia del sistema, esso ha deciso, per ignote ragioni, di attribuirmi la sessione lasciata libera dal suo effettivo titolare.</font></p>
<div align="left"></div>
<p align="justify"><font size="2">Prima di continuare è importante chiarire che il servizio di home banking della banca omissis è sviluppato in tecnologia “.net” del nostro carissimo Bill; e dato che i conti tornano sempre, indovinate un pò cosa mi ha detto un dipendente in carne ed ossa sulla sicurezza del loro sistema informatico dopo che gli ho spiegato l&#8217;accaduto: “sembra strano questo comportamento del sistema, non si è mai verificato un problema del genere, e pensa che il nostro sistema è stato anche premiato lo scorso anno per la sicurezza proprio da Bill Gates”.<br />
Alla faccia della sicurezza, aggiungerei.<br />
Manco a dirlo, dopo due giorni ho deciso di cambiare banca: ormai non ero più sicuro. Vista l’involontarietà del mio gesto, chi mi assicura che l’episodio non possa verificarsi un’altra volta, ma a parti inverse?<br />
Ho deciso di cambiare banca, anche se la società che amministra l’applicazione ha aumentato la dimensione della password temporanea &#8211; da sette caratteri è passata a dieci , come se fosse un problema di dimensioni.<br />
Dopo questa disavventura ho dovuto aggiungere un nuovo parametro per la scelta della banca: oltre ai tassi di interesse, al valore delle commissioni e a quant’altro, ho fatto molta attenzione che non fosse sviluppato in tecnologia “.net“.<br />
Non sarà di sicuro un parametro di sicurezza assoluta, ma con i prodotti di mamma Microsoft, preferibilmente, non voglio nulla in comune.</font></p>
<div align="left"></div>
<p align="justify"><font size="2">Ciao.<br />
Disavventura di un login!</font></p>
<div align="left"></div>
<p align="justify"><font size="2">Mesi addietro è capitata una spiacevole disavventura che renderà incredula la maggior parte di voi lettori.<br />
Vi dirò di più, sono sicuro che i lettori maggiormente increduli, o meglio dire scettici, saranno tutti i titolari di conto corrente, ed in particolare tutti coloro che utilizzano il servizio di home banking.<br />
A distanza di mesi, la mia rabbia e la mia voglia di comunicare l&#8217;accaduto a tutti si sono presentate quando ho letto le seguenti notizie:</font></p>
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<p align="justify"><font size="2">&#8220;Pratica comune ormai da diversi anni, l&#8217;e-trading ha raggiunto in Italia un buon livello di diffusione, soprattutto per quanto concerne le operazioni di banking online.<br />
Tuttavia, nonostante i conti online continuino a crescere (9,4 milioni) con un incremento superiore al 9% nello scorso anno rispetto al 2005, e le disposizioni di e-banking siano state nel primo semestre del 2006 ben 21 milioni (+ 21,4%), il confronto con gli altri Paesi europei mostra come le disposizioni online siano sostanzialmente inferiori&#8230;&#8230;..&#8221;</font></p>
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<p align="justify"><font size="2">&#8220;Bill Gates lo ha ufficializzato: quest’anno lascerà Microsoft per dedicarsi completamente alla fondazione benefica che porta il suo nome e quello della moglie.&#8221;</font></p>
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<p align="justify"><font size="2">Cosa collegherà la mia disavventura con Bill Gates e l&#8217;andamento delle disposizioni di e-banking in Italia (il bello, il brutto ed il cattivo)?</font></p>
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<p align="justify"><font size="2">Semplice!</font></p>
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<p align="justify"><font size="2">Avevo, e dico avevo, un conto corrente con la banca omissis, di cui usavo i servizi di e-banking.<br />
L&#8217;accesso è garantito, tutt’ora, da due password, una di visualizzazione per effettuare  consultazioni sul conto corrente, e l&#8217;altra di dispositiva per poter effettuare operazioni bancarie (bonifici, rid, ecc&#8230;); inoltre, l&#8217;accesso al servizio è garantito da un certificato web da dover accettare.<br />
In caso sia impossibile poter installare il  certificato, o al verificarsi di un qualsiasi altro problema, è possibile accedere al servizio di home banking grazie ad un metodo alternativo, ovvero quello di richiedere all’utente una password temporanea della durata di un tot di minuti (diciamo dieci minuti), che viene spedita tramite un email e/o un sms segnalati in precedenza al correntista. In seguito, per effettuare l&#8217;accesso, è richiesta sia la password temporanea che la password di visualizzazione precedentemente citata.</font></p>
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<p align="justify"><font size="2">Un sistema alquanto sicuro … all&#8217;apparenza!<br />
Ma, come dice un vecchio detto, non è tutto oro ciò che luccica ed un tranquillo lunedì mattina si consuma il dramma.</font></p>
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<p align="justify"><font size="2">Tutto contento ed allegro, di un bel lunedì mattina, cerco di verificare se mi è stato accreditato lo stipendio; quindi dal sito della banca omissis richiedo la password temporanea, che prontamente arriva sulla mia e-mail, inserisco i dati e in modo corretto lancio la procedura di accesso.<br />
Il browser m’impalla al monitor ipnotizzandomi con la sua clessidra rotante, ed io penso che sia normale, visto che è lunedì e che il campionato è iniziato da poco, quindi i dipendenti dell’ufficio vogliono tenersi aggiornati a prima mattina (detto tra noi anche nel pomeriggio), facendo così rallentare la velocità di connessione.<br />
Stanco di attendere annullo il tutto.</font></p>
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<p align="justify"><font size="2">Ma io sono ostinato, e proprio non mi voglio arrendere, e come tutti i testardi decido di iniziare di nuovo il tutto.<br />
Richiedo una nuova password temporanea, inserisco i dati e vai con il submit. Ci risiamo: la clessidra ritorna a fare il suo onesto lavoro, temporeggia.</font></p>
<div align="left"></div>
<p align="justify"><font size="2">Scherzi a parte, aspetto per 2 o 3 minuti, ma alla fine il server risponde, accedo al conto e finalmente posso controllare il saldo.</font></p>
<div align="left"></div>
<p align="justify"><font size="2">O almeno così credevo. Dopo una breve occhiata noto qualcosa di veramente strano, di singolare, che mi fa quasi cadere dalla sedia su cui stavo seduto.<br />
Il conto corrente che sto visionando semplicemente non è il mio: numero di conto, saldo, rid, dati personali e quant&#8217;altro concerne un conto corrente non sono i miei, bensì di un altro correntista.</font></p>
<div align="left"></div>
<p align="justify"><font size="2">ASSURDO! Ho violato un sistema informatico senza nemmeno volerlo e seguendo la procedura standard?<br />
Ripreso dallo choc, mi rendo conto della potenziale difficoltà a farmi credere decidendo di raccontare la cosa, e effettuo quindi dei print screen a più non posso, salvando così sul mio hard disk estratto conto e ultime movimentazioni.<br />
Controllo i log di accesso del conto corrente, per poter riuscire a capire almeno in parte cosa sia successo, e l&#8217;unica cosa che noto è che il vero titolare del conto corrente non chiudeva mai le connessioni in modo corretto, mandando quest’ultime sistematicamente in time out.<br />
Presumibilmente per un’anomalia del sistema, esso ha deciso, per ignote ragioni, di attribuirmi la sessione lasciata libera dal suo effettivo titolare.</font></p>
<div align="left"></div>
<p align="justify"><font size="2">Prima di continuare è importante chiarire che il servizio di home banking della banca omissis è sviluppato in tecnologia “.net” del nostro carissimo Bill; e dato che i conti tornano sempre, indovinate un pò cosa mi ha detto un dipendente in carne ed ossa sulla sicurezza del loro sistema informatico dopo che gli ho spiegato l&#8217;accaduto: “sembra strano questo comportamento del sistema, non si è mai verificato un problema del genere, e pensa che il nostro sistema è stato anche premiato lo scorso anno per la sicurezza proprio da Bill Gates”.<br />
Alla faccia della sicurezza, aggiungerei.<br />
Manco a dirlo, dopo due giorni ho deciso di cambiare banca: ormai non ero più sicuro. Vista l’involontarietà del mio gesto, chi mi assicura che l’episodio non possa verificarsi un’altra volta, ma a parti inverse?<br />
Ho deciso di cambiare banca, anche se la società che amministra l’applicazione ha aumentato la dimensione della password temporanea &#8211; da sette caratteri è passata a dieci , come se fosse un problema di dimensioni.<br />
Dopo questa disavventura ho dovuto aggiungere un nuovo parametro per la scelta della banca: oltre ai tassi di interesse, al valore delle commissioni e a quant’altro, ho fatto molta attenzione che non fosse sviluppato in tecnologia “.net“.<br />
Non sarà di sicuro un parametro di sicurezza assoluta, ma con i prodotti di mamma Microsoft, preferibilmente, non voglio nulla in comune.</font></p>
<div align="left"></div>
<p align="justify"><font size="2">Ciao.</font></p>
<blockquote>
<p align="justify"><b>Articolo a cura di: <u>Clemente basilicata</u></b></p>
</blockquote>
</div>
</blockquote>
<br /><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/ingegneripesanti.wordpress.com/75/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/ingegneripesanti.wordpress.com/75/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/ingegneripesanti.wordpress.com/75/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/ingegneripesanti.wordpress.com/75/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/ingegneripesanti.wordpress.com/75/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/ingegneripesanti.wordpress.com/75/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/ingegneripesanti.wordpress.com/75/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/ingegneripesanti.wordpress.com/75/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/ingegneripesanti.wordpress.com/75/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/ingegneripesanti.wordpress.com/75/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/ingegneripesanti.wordpress.com/75/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/ingegneripesanti.wordpress.com/75/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/ingegneripesanti.wordpress.com/75/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/ingegneripesanti.wordpress.com/75/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/ingegneripesanti.wordpress.com/75/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/ingegneripesanti.wordpress.com/75/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ingegneripesanti.wordpress.com&amp;blog=578479&amp;post=75&amp;subd=ingegneripesanti&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Dell: è ora di Open Source</title>
		<link>http://ingegneripesanti.wordpress.com/2007/03/30/dell-e-ora-di-open-source/</link>
		<comments>http://ingegneripesanti.wordpress.com/2007/03/30/dell-e-ora-di-open-source/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 30 Mar 2007 09:42:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ingegneripesanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alternative]]></category>
		<category><![CDATA[Notebook e palmari]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie dal mondo dell'IT]]></category>
		<category><![CDATA[Open Source]]></category>

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		<description><![CDATA[Vi abbiamo parlato più volte delle tecnologie Open Source, come nel caso della svolta di Microsoft Office all&#8217;introduzione dell&#8217;Open Document (vedi articolo), o nel caso del rapporto della Commissione Europea per le tecnologie nella società dell’informazione sulla distribuzione delle competenze tecnologiche (vedi articolo), o ancora nell&#8217; How To&#8230; Come faccio a&#8230; ? dedicato alla visibilità di Windows [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ingegneripesanti.wordpress.com&amp;blog=578479&amp;post=74&amp;subd=ingegneripesanti&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<p align="justify">Vi abbiamo parlato più volte delle tecnologie Open Source, come nel caso della svolta di Microsoft Office all&#8217;introduzione dell&#8217;Open Document (vedi <a target="_blank" href="http://ingegneripesanti.wordpress.com/2007/02/07/la-svolta-di-microsoft-allopen-document/">articolo</a>), o nel caso del rapporto della Commissione Europea per le tecnologie nella società dell’informazione sulla distribuzione delle competenze tecnologiche (vedi <a target="_blank" href="http://ingegneripesanti.wordpress.com/2007/01/20/open-source-e-bello-lo-dice-l%e2%80%99uepercio-supportiamolo/">articolo</a>), o ancora nell&#8217; <em><strong>How To&#8230; Come faccio a&#8230; ?</strong> </em>dedicato alla visibilità di Windows sotto Linux e di Linux sotto Windows (vedi <a target="_blank" href="http://ingegneripesanti.wordpress.com/2007/01/02/vedere-linux-sotto-windows-e-windows-sotto-linux/">articolo</a>).</p>
<p align="justify">Torniamo a parlare di Open Source per segnalare l&#8217;ennesima svolta delle major e delle aziende dell&#8217;ambito informatico/telematico (e non solo) all&#8217;open source. Si tratta della Dell.</p>
<p align="center"><img src="http://www.repubblica.it/2007/03/sezioni/scienza_e_tecnologia/dell-linux/dell-linux/este_29174056_41230.jpg" /></p>
<p align="justify">L&#8217;immagine che vedete qui sopra è abbastanza autoesplicativa: Tux, la simpatica mascotte ufficiale di linux, al fianco di un portatile Dell. Ebbene si, perchè la celebre azienda <strong>offrirà il sistema operativo Linux precaricato sui suoi personal computer</strong>. La scelta strategica, oltre a rappresentare una piccola rivoluzione nel mondo informatico (il monopolio &#8220;sistema operativo Microsoft&#8221; non era mai, sino ad ora, stato intaccato), rappresenta certamente una grossa conquista per i sostenitori Linux, ma anche, evidentemente, per i semplici acquirenti, che potranno finalmente operare una discriminazione oggettiva sulla qualità dei due sistemi a confronto.</p>
<p align="justify">Aspettiamo responsi e ulteriori segnalazioni: non esitate a contattarci, anche tramite commenti.</p>
<blockquote>
<p align="left">Fonte: <a target="_blank" href="http://www.repubblica.it">repubblica.it</a></p>
<p align="left"><strong>Articolo a cura di: <u>Sebastiano Sacco</u></strong></p>
</blockquote>
</blockquote>
<br /><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/ingegneripesanti.wordpress.com/74/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/ingegneripesanti.wordpress.com/74/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/ingegneripesanti.wordpress.com/74/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/ingegneripesanti.wordpress.com/74/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/ingegneripesanti.wordpress.com/74/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/ingegneripesanti.wordpress.com/74/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/ingegneripesanti.wordpress.com/74/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/ingegneripesanti.wordpress.com/74/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/ingegneripesanti.wordpress.com/74/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/ingegneripesanti.wordpress.com/74/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/ingegneripesanti.wordpress.com/74/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/ingegneripesanti.wordpress.com/74/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/ingegneripesanti.wordpress.com/74/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/ingegneripesanti.wordpress.com/74/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/ingegneripesanti.wordpress.com/74/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/ingegneripesanti.wordpress.com/74/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ingegneripesanti.wordpress.com&amp;blog=578479&amp;post=74&amp;subd=ingegneripesanti&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Tecnologie e informazione, l&#8217;Italia rimonta..piano piano</title>
		<link>http://ingegneripesanti.wordpress.com/2007/03/29/tecnologie-e-informazione-litalia-rimontapiano-piano/</link>
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		<pubDate>Thu, 29 Mar 2007 22:22:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ingegneripesanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dal mondo dell'IT]]></category>
		<category><![CDATA[nuove tecnologie]]></category>
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[GINEVRA (Svizzera) - L&#8217;Italia guadagna quattro posizioni nella classifica annuale del World Economic Forum (Wef) sulle capacità di sviluppo e utilizzo delle nuove tecnologie dell&#8217;informazione e della comunicazione (Ict): mentre l&#8217;anno scorso era già risalita dal 45esimo al 42esimo posto, quest&#8217;anno risulta 38esima su un totale di 122 Paesi. Il Paese è tuttavia nettamente distanziato [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ingegneripesanti.wordpress.com&amp;blog=578479&amp;post=73&amp;subd=ingegneripesanti&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<p class="p"> <strong>GINEVRA (Svizzera) -</strong></p>
<p align="justify">L&#8217;Italia guadagna quattro posizioni nella classifica annuale del World Economic Forum (Wef) sulle capacità di sviluppo e utilizzo delle nuove tecnologie dell&#8217;informazione e della comunicazione (Ict): mentre l&#8217;anno scorso era già risalita dal 45esimo al 42esimo posto, quest&#8217;anno risulta 38esima su un totale di 122 Paesi. Il Paese è tuttavia nettamente distanziato dagli altri membri del G7 ed è preceduto da nazioni quali Cile e Tunisia. In vetta alla graduatoria &#8211; resa nota a Ginevra &#8211; è per la prima volta la Danimarca. Seguono Svezia, Singapore, Finlandia, mentre gli Usa perdono sei posizioni e scendono alsettimo posto.</p>
<p class="p"> <strong>L&#8217;ITALIA MIGLIORA &#8211; </strong></p>
<p align="justify">«In generale l&#8217;Italia è migliorata in tutte le dimensioni e particolarmente marcato è il miglioramento dell&#8217;indice che misura la capacità di far utilizzo delle Ict da parte di individui, imprese e amministrazioni pubbliche &#8211; spiega Irene Mia, Senior Economist del Global Competitiveness Network presso il World Economic Forum e co-redattrice del Rapporto -. È anche migliorato il punteggio per le condizioni di mercato, dove sono presi in considerazione caratteristiche e fattori quali la disponibilità di capitale di rischio, alla situazione dei mercati finanziari. Tuttavia il contesto regolatorio resta un&#8217;area di grande debolezza e per variabili quali il fardello delle regolamentazioni governative o il peso delle imposte, l&#8217;Italia risulta rispettivamente 119esima e 118esima».</p>
<p class="p"> <strong>BOCCIATA NELLA RICERCA &#8211; </strong></p>
<p align="justify">Un&#8217;altra debolezza dell&#8217;Italia riguarda le istituzioni di ricerca, voce che vede l&#8217;Italia 87esima. «Non c&#8217;è grande connessione tra ricerca accademica e settore privato. Ci vorrebe più ricerca applicata», ha commentato Irene Mia precisando che i dati per la classifica sono stati raccolti nella prima metà del 2006. Brutto voto all&#8217;Italia anche per la prioritizzazione delle Ict da parte del governo (101esimo posto). I migliori punteggi l&#8217;Italia li ottiene per i costi della banda larga (seconda) per il numero di abbonamenti alla telefonia mobile (terza) e glui abbonamenti alla telefonia fissa, sia per le imprese (terza), sia per gli individui (settima). Nulla a che vedere tuttavia con la pagella della Danimarca, il cui successo &#8211; commenta il Wef &#8211; è un «risultato che segna l&#8217;apice di una tendenza ascendente iniziata nel 2003».</p>
<p><strong><br />
</strong></p>
<p align="justify"><strong>IL REPORT &#8211; </strong>Giunto al suo sesto anno consecutivo, il &#8216;Global Information Technology Report&#8217; censisce 122 economie a livello mondiale. Il Networked Readiness Index (Nri) misura la propensione dei Paesi a sfruttare le opportunità offerte dalle Ict per lo sviluppo e l&#8217;aumento della competitività. Il Wef osserva che in generale che i Paesi nordici (ad eccezione dell&#8217;Islanda) si sono costantemente classificati tra i primi 10 negli ultimi 6 anni. Singapore è arretrato quest&#8217;anno di una posizione situandosi al terzo posto, ma mantenendo il suo elevato standard. Gli Usa sono scesi al settimo posto, soprattutto a causa del relativo deterioramento del contesto politico e normativo. Il Paese mantiene tuttavia la sua supremazia nell&#8217;innovazione</p>
<blockquote><p><strong><em>fonte: Corriere della Sera 29 Marzo 2007</em></strong></p></blockquote>
</blockquote>
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		<title>Le memorie: introduzione</title>
		<link>http://ingegneripesanti.wordpress.com/2007/03/26/le-memorie-introduzione/</link>
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		<pubDate>Mon, 26 Mar 2007 21:17:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ingegneripesanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Memorie]]></category>
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Commento dell’autore Comincia con questo articolo un viaggio per conoscere i diversi tipi di memorie. Verrà fatta un’ampia panoramica parlando delle diverse tipologie di memorie esistenti, descrivendo il loro principio di funzionamento e soffermandosi in particolar modo su quelle più diffuse attualmente. Prima di cominciare desidero ringraziare in anticipo coloro che avranno la pazienza di [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ingegneripesanti.wordpress.com&amp;blog=578479&amp;post=72&amp;subd=ingegneripesanti&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><strong>Commento dell’autore</strong></p>
<p align="justify"> Comincia con questo articolo un viaggio per conoscere i diversi tipi di memorie. Verrà fatta un’ampia panoramica parlando delle diverse tipologie di memorie esistenti, descrivendo il loro principio di funzionamento e soffermandosi in particolar modo su quelle più diffuse attualmente.<br />
Prima di cominciare desidero ringraziare in anticipo coloro che avranno la pazienza di leggere ed esprimere un giudizio lasciando un commento relativo a questi articoli sul blog. Tali commenti non solo possono dare un’idea all’autore del successo degli articoli (in termini di numero di persone che li leggono), ma soprattutto possono aiutare a migliorare la stesura degli stessi e a completarli, qualora venga riscontrata una mancanza di trattazione o di approfondimento di argomenti.</p>
<p><strong>Classificazione delle memorie</strong></p>
<p align="justify"> Si definiscono memorie quei dispositivi in grado di immagazzinare un numero elevato di informazioni in maniera organizzata e fornirle in uscita mediante un’operazione detta di lettura della memoria stessa. Le memorie rappresentano una componente molto importante in un apparato elettronico. Esistono diversi tipi di memorie e nella realizzazione di un determinato sistema occorre scegliere quello più adatto tenendo in considerazione il seguente criterio: per ogni applicazione bisogna individuare il tipo di memoria che consente di memorizzare tutti i dati necessari al costo più basso possibile ed in modo che possa scambiare i dati con l’unita’ di elaborazione in tempi tali da garantire le migliori prestazioni possibili.</p>
<p align="justify"> A seconda della modalità con cui i dati vengono immagazzinati, e quindi letti in uscita, le memorie si dividono in memorie sequenziali e memorie ad accesso casuale.<br />
Nelle memorie sequenziali i dati sono immagazzinati in maniera sequenziale, appunto, in un supporto che permette la loro registrazione in serie e anche la lettura avviene in maniera sequenziale in quanto, per accedere ad un dato (o ad un bit) in uscita, occorre attendere che scorrano tutti i dati (o bit) incamerati precedentemente a quello in esame. Un esempio di memoria sequenziale è il nastro magnetico su cui sono registrati i dati nella stessa sequenza in cui si presentano sulla testina di scrittura e, per accedere ad un dato, in fase di lettura è necessario scorrere il nastro fino alla posizione in cui questo è stato registrato. Le memorie su nastro possono raggiungere elevati valori di capacità, ma risultano estremamente lente in lettura, specie se il dato si trova alla fine del nastro. Per questo vengono utilizzate in genere  come memorie di backup.<br />
Le memorie ad accesso casuale (RAM – random access memory) permettono di accedere ai dati in maniera non necessariamente sequenziale. In altre parole, si può accedere ad un qualsiasi dato in esse memorizzato in una qualsiasi locazione senza dover passare per quelle precedenti. Questo permette di accedere ai dati con una velocità decisamente superiore e costante rispetto alle memorie sequenziali e le rende quindi preferibili per applicazioni in cui siano richieste prestazioni spinte.</p>
<p align="justify"> Da un punto di vista della ritenzione del dato correlato alla presenza dell’alimentazione,  occorre fare una distinzione tra memorie volatili e memorie non volatili: le memorie volatili perdono l’informazione in esse contenuta quando viene tolta l’alimentazione, mentre quelle non volatili, al contrario, la conservano anche in assenza di alimentazione. Le RAM appartengono alla categoria delle memorie volatili e si distinguono in DRAM e SRAM.</p>
<ul>
<li>
<p align="justify">Le DRAM – Dynamic RAM, sono memorie RAM in cui il dato viene immagazzinato in delle capacità, le quali col passare del tempo tendono a scaricarsi e quindi a perdere il dato. Per questo motivo necessitano di circuiti di refresh i quali riscrivono periodicamente il dato immagazzinato in ogni cella prima che venga perso. Un&#8217;altra caratteristica delle DRAM è che la lettura del dato è distruttiva, ovvero la lettura della cella tende a scaricare la capacità, quindi è necessario riscrivere il dato in essa contenuto dopo averlo letto. Il vantaggio delle DRAM è la semplicità della cella di memoria, costituita, come vedremo nei prossimi articoli, da un solo transistore. Questo permette una elevata scala di integrazione con conseguente possibilità di raggiungere elevati valori di capacità e bassi costi.</p>
</li>
</ul>
<ul>
<li>
<p align="justify"> Le SRAM – Static RAM, al contrario mantengono il dato indefinitamente senza bisogno di rinfrescarlo. Questo perché la cella di memoria è più complessa e basa il suo funzionamento non su una capacità, ma su un circuito costituito da 6 transistor che sfrutta la retroazione. Il fatto che la cella sia costituita da 6 transistor fa si che queste memorie, rispetto ad una DRAM, occupino un’area maggiore. Di conseguenza sono più costose e raggiungono valori di capacità inferiori.</p>
</li>
</ul>
<ul>
<li>
<p align="justify">Le ROM – Read Only Memory, appartengono alla categoria delle memorie non volatili. Nei primi dispositivi di memoria di questo tipo, l’informazione veniva scritta nella memoria all’atto della realizzazione e non poteva essere più modificata, da qui il nome memoria a sola lettura. Successivamente vennero create delle memorie ROM programmabili, le PROM – Programmable ROM, in cui l’utente scriveva in maniera permanente l’informazione binaria con un apposito apparato bruciando, con degli opportuni impulsi elettrici, dei fusibili presenti nella matrice. L’informazione quindi non poteva più essere cancellata.</p>
</li>
</ul>
<ul>
<li>
<p align="justify"> Negli anni successivi sono state realizzate le EPROM – Elettrically Programmable ROM, le quali possono essere cancellate tramite esposizione a raggi ultravioletti. Il processo di cancellazione non è selettivo, ma cancella interamente la memoria. Dopo questa operazione è possibile eseguire una riprogrammazione.</p>
</li>
</ul>
<ul>
<li>
<p align="justify"> Il successivo step tecnologico ha portato alla realizzazione delle EEPROM – Elettrically Erasable Programmable ROM, in cui la memoria può essere cancellata elettricamente ed in maniera selettiva.</p>
</li>
</ul>
<blockquote><p><strong>Articolo a cura di: <u>Antonio Barbato</u></strong></p></blockquote>
</blockquote>
<br /><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/ingegneripesanti.wordpress.com/72/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/ingegneripesanti.wordpress.com/72/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/ingegneripesanti.wordpress.com/72/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/ingegneripesanti.wordpress.com/72/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/ingegneripesanti.wordpress.com/72/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/ingegneripesanti.wordpress.com/72/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/ingegneripesanti.wordpress.com/72/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/ingegneripesanti.wordpress.com/72/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/ingegneripesanti.wordpress.com/72/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/ingegneripesanti.wordpress.com/72/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/ingegneripesanti.wordpress.com/72/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/ingegneripesanti.wordpress.com/72/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/ingegneripesanti.wordpress.com/72/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/ingegneripesanti.wordpress.com/72/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/ingegneripesanti.wordpress.com/72/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/ingegneripesanti.wordpress.com/72/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ingegneripesanti.wordpress.com&amp;blog=578479&amp;post=72&amp;subd=ingegneripesanti&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>Pubblica Amministrazione vs VoIP &#8230;. che il duello abbia inizio &#8230;</title>
		<link>http://ingegneripesanti.wordpress.com/2007/02/20/66/</link>
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		<pubDate>Tue, 20 Feb 2007 09:02:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ingegneripesanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dal mondo dell'IT]]></category>
		<category><![CDATA[VOIP ed Instant Messaging]]></category>

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		<description><![CDATA[Ebbene si, anche la pubblica amministrazione italiana inizia a muoversi a piccoli passi verso un infrastruttura telematica basata sul VoIP. Il progetto promosso da Emilio Frezza responsabile dell’Area infrastrutture nazionali condivise del Centro Nazionale Per l&#8217;Informatica nellaPubblica Amministrazione (CNIPA) ha come scopo sicuramente l&#8217;abbattimento di almeno il 30% dei costi ma soprattutto quello di estendere [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ingegneripesanti.wordpress.com&amp;blog=578479&amp;post=66&amp;subd=ingegneripesanti&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<p align="justify">Ebbene si, anche la pubblica amministrazione italiana inizia a muoversi a piccoli passi verso un infrastruttura telematica basata sul VoIP. Il progetto promosso da Emilio Frezza  responsabile dell’Area infrastrutture nazionali condivise del Centro Nazionale Per l&#8217;Informatica nellaPubblica Amministrazione (CNIPA) ha come scopo sicuramente l&#8217;abbattimento di almeno il 30% dei costi ma soprattutto quello di estendere i servizi offerti dalle tradizionali linee telefoniche in servizi di nuova generazione. Le fondamenta di questo progetto naturalmente si basano sul <strong> Decreto lgs. del 28 febbraio 2005, n. 42 </strong>(<a href="http://www.cnipa.gov.it/site/_files/DECRETO%20LEGISLATIVO%2028%20febbraio%202005.pdf" target="_blank">PDF</a>) (<a href="http://www.cnipa.gov.it/site/_files/DECRETO%20LEGISLATIVO%2028%20febbraio%202005.rtf" target="_blank">RTF</a>) dal titolo &#8220;Istituzione del Sistema pubblico di connettività e della Rete internazionale della pubblica amministrazione, a norma dell&#8217;art. 10, della L. 229 del 29 luglio 2003&#8243; il quale vuole connettere tutte le amministrazioni ,sia locali che centrali, a banda larga.</p>
<p align="justify">Su queste fondamenta il CNIPA è pronto ad edificare un&#8217;infrastruttura telematica basata sul Voip che sia estesa non solo all&#8217;ambito nazionale ma anche a quello internazionale. Il sistema, infatti, connetterà la Pubbliche Amministrazioni centrali con quelle locali e con 300 sedi diplomatiche sparse in 120 Paesi.</p>
<p align="justify"> L&#8217;obiettivo ultimo è la realizzazione di <strong>un ambiente comunicativo multimediale e multidimensionale</strong>. Il progetto prevede una comunicazione basata non solo sulla voce, ma anche su videoconferenza e messaggistica istantanea, oltre allo scambio di dati e alla massima interoperabilità tra i sistemi informatici delle varie Amministrazioni. Infine, grazie all&#8217;implementazione di tecnologie Wi-Fi (senza fili) sarà possibile accedere al sistema tramite dispositivi mobili.</p>
<p align="justify"> A piccoli passi anche in Italia arriva la tecnologia . . . tuttavia quando leggo e scrivo queste cose,  mi sorge sempre un dubbio&#8230; &#8220;ma questo passo in avanti, che tra l&#8217;altro sarebbe dovuto avvenire almeno 3 anni fà, sarà seguito da un passo indietro ?&#8221;&#8230;..</p>
<blockquote><p><strong>News a cura di:  <u>Gianluigi Di Donato</u></strong></p></blockquote>
</blockquote>
<br /><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/ingegneripesanti.wordpress.com/66/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/ingegneripesanti.wordpress.com/66/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/ingegneripesanti.wordpress.com/66/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/ingegneripesanti.wordpress.com/66/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/ingegneripesanti.wordpress.com/66/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/ingegneripesanti.wordpress.com/66/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/ingegneripesanti.wordpress.com/66/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/ingegneripesanti.wordpress.com/66/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/ingegneripesanti.wordpress.com/66/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/ingegneripesanti.wordpress.com/66/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/ingegneripesanti.wordpress.com/66/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/ingegneripesanti.wordpress.com/66/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/ingegneripesanti.wordpress.com/66/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/ingegneripesanti.wordpress.com/66/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/ingegneripesanti.wordpress.com/66/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/ingegneripesanti.wordpress.com/66/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ingegneripesanti.wordpress.com&amp;blog=578479&amp;post=66&amp;subd=ingegneripesanti&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>Licenza software &#8211; 2: scelta della licenza</title>
		<link>http://ingegneripesanti.wordpress.com/2007/02/15/licenza-software-2-scelta-della-licenza/</link>
		<comments>http://ingegneripesanti.wordpress.com/2007/02/15/licenza-software-2-scelta-della-licenza/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 15 Feb 2007 13:38:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ingegneripesanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Licenze software]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://ingegneripesanti.wordpress.com/2007/02/15/licenza-software-2-scelta-della-licenza/</guid>
		<description><![CDATA[Salve a tutti, in questo articolo tratteremo le regole secondo le quali un utilizzatore di software deve attenersi, per il corretto utilizzo dello stesso, nonchè quelle imposte dallo sviluppatore; ebbene nel primo articolo vi abbiamo dato la facoltà di poter scegliere arbitrariamente, il tipo di software da realizzare; clicca qui per visualizzare l&#8217;articolo. A questo [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ingegneripesanti.wordpress.com&amp;blog=578479&amp;post=64&amp;subd=ingegneripesanti&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"> Salve a tutti, in questo articolo tratteremo le regole secondo le quali un utilizzatore di software deve attenersi, per il corretto utilizzo dello stesso,  nonchè quelle imposte dallo sviluppatore; ebbene nel primo articolo vi abbiamo dato la facoltà di poter scegliere arbitrariamente, il tipo di software da realizzare; clicca <a href="http://ingegneripesanti.wordpress.com/2007/01/20/open-source-e-bello-lo-dice-l%e2%80%99uepercio-supportiamolo/">qui</a> per visualizzare l&#8217;articolo.</p>
<p>A questo punto, supponiamo, che chiunque sia in grado di sviluppare un programma, abbia già scelto di che tipo realizzarlo, se libero o proprietario.</p>
<p>Indifferentemente dalla scelta, se imponete delle regole  di utilizzo del software, ossia cosa l&#8217;utente finale può e/o non può fare, siete obbligati a rilasciare insieme al software da voi prodotto, un file che elenchi  restrizioni e/o  concessioni relative al software, in poche parole stiamo parlando di <strong>licenza </strong>da allegare al programma.</p>
<p class="Standard">Di solito quando si sviluppa un programma, lo sviluppatore impone delle regole di utilizzo  a suo piacimento, e non sempre si riesce a trovare una licenza che soddisfi al meglio le proprie esigenze, percui bisogna chiedere l&#8217;aiuto di un avvocato per conoscere l&#8217;effetivo valore legale delle clausole contenute nella licenza, qualora quest&#8217;ultima sia prodotta ad hoc dallo sviluppatore; cosa molto lecita in quanto non esiste un Ente abilitato a rilasciare licenze.</p>
<p class="Standard" align="justify;">Leggendo il 1° articolo, quello relativo alla scelta del software, avrete capito che un software libero necessita di una  licenza <strong>&#8220;libera&#8221;  , </strong>mentre un software proprietario necessita di una licenza <strong> &#8220;proprietaria&#8221;</strong> ; la spiegazione di ciò sta nel fatto che in base al software che si utilizza, ci si può comportare in un modo anzicchè un altro.</p>
<p class="Standard" style="text-align:justify;text-indent:35.4pt;">Ebbene se avete scelto il tipo di software, e quindi indirettamente anche la licenza, vi manca solo conoscere che differenza c&#8217;è tra una licenza libera ed un proprietaria.</p>
<p class="Standard" align="justify">Di seguito vi mostreremo cosa si intende per licenza libera e cosa si intende per licenza proprietaria.<code></code><code></code><code></code><strong><br />
</strong></p>
<p class="Standard" style="text-align:justify;"><strong>Licenza libera</strong><span style="font-size:12pt;font-family:Helvetica;"><br />
Le licenze libere concedono, sia pure a determinate condizioni, tutti quei diritti che le altre licenze regolarmente proibiscono nel modo più assoluto: il diritto di copiare il software, il diritto di studiare il funzionamento del programma, il diritto di modificarlo e di distribuire ad altri le copie modificate, anche dietro corrispettivo. Soprattutto, concedono il diritto di ottenere il codice sorgente del programma, affinché sia concretamente possibile esercitare i diritti suddetti. La possibilità di leggere e modificare il codice sorgente non è sempre utile per chi non abbia nozioni di programmazione, ma può rivelarsi estremamente preziosa per chi le possiede, perché consente di adattare il software secondo i propri bisogni e di controllarne il contenuto, verificando, fra l’altro, che non comprenda quelle funzioni occulte e pericolose per la sicurezza o la riservatezza dei dati personali che troppo spesso si annidano, all’insaputa degli utenti, nei programmi commerciali a larga diffusione.</span></p>
<p class="Standard" align="justify"> <span style="font-size:12pt;font-family:Helvetica;">In generale, salvo qualche differenza fra le diverse licenze, la principale condizione imposta da queste libere è: chi distribuisce copie del software, deve farlo alle condizioni della stessa licenza libera. In altre parole, deve concedere agli altri gli stessi diritti che egli stesso ha ricevuto. In tal modo, si crea un circolo “virtuoso” nel quale tutti possono contribuire al miglioramento del software, senza potersene appropriare a danno degli altri. La più importante licenza libera è la GNU  General Public License (GPL), predisposta dalla Free Software Foundation.</span></p>
<p>Molte licenze di software libero sono basate sul copyright, e ci sono limiti a quello che si può imporre con il copyright; altre licenze di software libero sono basate sui contratti, e i contratti possono imporre una gamma molto più vasta di restrizioni. Questo significa che ci sono molti modi possibili di rendere inaccettabilmente restrittiva e non libera una licenza del genere. Non possiamo elencare tutti i modi in cui questo potrebbe accadere. Se una licenza basata su contratto restringe i diritti dell&#8217;utente in una maniera inusuale, fuori da quello che le licenze basate sul copyright potrebbero fare, e non citata qui come legittima, dovremmo esaminare il caso, ma probabilmente concluderemmo che la licenza non è libera.</p>
<p><strong>Licenze proprietarie</strong></p>
<p>Le licenze proprietarie contengono le clausole più disparate; in generale non consentono né l&#8217;accesso al codice sorgente, né modifiche al programma. Una comune clausola che rende una licenza non libera è quella di <em>uso senza fini di lucro</em>.  Molti programmi sono distribuiti gratuitamente <em>per uso non commerciale</em>, cioè possono essere usati gratuitamente purché gli utilizzatori non ne traggano un guadagno. Esistono diverse clausole analoghe, per esempio <em>per uso personale</em>, <em>per uso accademico</em>, <em>per uso scolastico</em>.  Altre restrizioni sono ad esempio la clausola <em>non trasferibile</em>, che impedisce la libera redistribuzione.  Programmi di questo genere possono essere accompagnati o meno dal sorgente, ma di solito non lo sono.</p>
<p>In sintesi, una licenza proprietaria è una licenza che non concede all&#8217;utente tutte quelle libertà concessegli dalle licenze libere; essa contiene una serie di clausole che limitano l&#8217;utilizzo del software da parte dell&#8217;utente, a vantaggio del programmatore.</p>
<p>Per scegliere una licenza che potrebbe fare al caso vostro vi rimandiamo al prossimo articolo.</p>
<p><strong>Articolo a cura di: Gianpiero Buzzo </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<br /><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/ingegneripesanti.wordpress.com/64/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/ingegneripesanti.wordpress.com/64/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/ingegneripesanti.wordpress.com/64/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/ingegneripesanti.wordpress.com/64/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/ingegneripesanti.wordpress.com/64/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/ingegneripesanti.wordpress.com/64/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/ingegneripesanti.wordpress.com/64/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/ingegneripesanti.wordpress.com/64/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/ingegneripesanti.wordpress.com/64/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/ingegneripesanti.wordpress.com/64/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/ingegneripesanti.wordpress.com/64/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/ingegneripesanti.wordpress.com/64/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/ingegneripesanti.wordpress.com/64/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/ingegneripesanti.wordpress.com/64/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/ingegneripesanti.wordpress.com/64/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/ingegneripesanti.wordpress.com/64/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ingegneripesanti.wordpress.com&amp;blog=578479&amp;post=64&amp;subd=ingegneripesanti&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>Nel mondo della I.E.E.E. 802.XX (LMSC)</title>
		<link>http://ingegneripesanti.wordpress.com/2007/02/13/nel-mondo-della-ieee-802xx-lmsc/</link>
		<comments>http://ingegneripesanti.wordpress.com/2007/02/13/nel-mondo-della-ieee-802xx-lmsc/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 13 Feb 2007 18:57:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ingegneripesanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[802.XX]]></category>
		<category><![CDATA[Wireless]]></category>

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		<description><![CDATA[Con questo articolo inizieremo a scoprire il mondo degli standards della IEEE ed in particolar modo quelli della famiglia 802.XX. La I.E.E.E. 802 LMSC (LAN/MAN Standards Committees) è una commissione preposta dalla IEEE che si occupa dello sviluppo di standards per reti locali LAN e per reti metropolitane MAN. Qui di seguito verranno elencati tutti [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ingegneripesanti.wordpress.com&amp;blog=578479&amp;post=65&amp;subd=ingegneripesanti&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<p align="justify"> Con questo articolo inizieremo a scoprire il mondo degli standards della IEEE ed in particolar modo quelli della famiglia 802.XX.</p>
<p align="justify"> La I.E.E.E. 802 LMSC (LAN/MAN Standards Committees) è una commissione preposta dalla IEEE che si occupa dello sviluppo di standards per reti locali LAN e per reti metropolitane MAN.</p>
<p align="justify"> Qui di seguito verranno elencati tutti i gruppi, che lavorano ad aspetti diversi della stessa area tecnica, che hanno divulgato gli standards per le reti.</p>
<ul>
<li> <u></u><u>IEEE 802.1</u> Higher layer LAN protocols</li>
<li> <u></u><u>IEEE 802.2</u> Logical link control</li>
<li> <u></u><u>IEEE 802.3</u> Ethernet</li>
<li> <u></u><u>IEEE 802.4</u> Token Bus</li>
<li> <u></u><u>IEEE.802.5</u> Token ring</li>
<li> <u></u><u>IEEE.802.6</u> DQDB (Dismesso)</li>
<li> <u></u><u>IEEE.802.7</u> Broadband TAG (Dismesso)</li>
<li> <u></u><u>IEEE.802.8</u> Fiber Optic TAG (Dismesso)</li>
<li> <u></u><u>IEEE.802.9</u> Integrated Services LAN (Dismesso)</li>
<li> <u></u><u>IEEE.802.10</u> Interoperable LAN Security (Dismesso)</li>
<li> <u></u><u>IEEE.802.11</u> Wireless local area network</li>
<li> <u></u><u>IEEE.802.12 </u>Demadn priority</li>
<li> <u></u><u>IEEE.802.13</u> (non utilizzato)</li>
<li> <u></u><u>IEEE.802.14</u> Cable modem</li>
<li> <u></u><u>IEEE.802.15</u> Wireless personal area network</li>
<li> <u></u><u>IEEE.802.16</u> WiMax</li>
<li> <u></u><u>IEEE.802.17</u> Resilient packet ring</li>
<li> <u></u><u>IEEE.802.18</u> Radio Regulatory TAG</li>
<li> <u></u><u>IEEE.802.19</u> Coexistence TAG</li>
<li> <u></u><u>IEEE.802.20</u> Mobile Broadband Wireless Access</li>
<li> <u></u><u>IEEE.802.21</u> Media Indepentend Handoff</li>
<li><u></u><u>IEEE.802.22</u> Wireless Regional area network</li>
</ul>
<p align="justify"> Alcuni di questi gruppi sono stati dismessi in quanto trattando aree tecniche non più di interesse, allora è stato deciso di non continuare le relative ricerche.</p>
<blockquote><p><strong>Articolo a cura di: <u>Pasquale Cuccaro</u></strong></p></blockquote>
</blockquote>
<br /><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/ingegneripesanti.wordpress.com/65/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/ingegneripesanti.wordpress.com/65/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/ingegneripesanti.wordpress.com/65/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/ingegneripesanti.wordpress.com/65/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/ingegneripesanti.wordpress.com/65/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/ingegneripesanti.wordpress.com/65/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/ingegneripesanti.wordpress.com/65/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/ingegneripesanti.wordpress.com/65/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/ingegneripesanti.wordpress.com/65/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/ingegneripesanti.wordpress.com/65/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/ingegneripesanti.wordpress.com/65/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/ingegneripesanti.wordpress.com/65/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/ingegneripesanti.wordpress.com/65/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/ingegneripesanti.wordpress.com/65/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/ingegneripesanti.wordpress.com/65/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/ingegneripesanti.wordpress.com/65/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ingegneripesanti.wordpress.com&amp;blog=578479&amp;post=65&amp;subd=ingegneripesanti&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>Licenza software &#8211; 1: scelta del software</title>
		<link>http://ingegneripesanti.wordpress.com/2007/02/09/63/</link>
		<comments>http://ingegneripesanti.wordpress.com/2007/02/09/63/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 09 Feb 2007 14:10:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ingegneripesanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Licenze software]]></category>

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		<description><![CDATA[Iniziamo con questo, una serie di articoli riguardanti licenze software. Come ben avrete capito, dando uno sguardo ai post relativi ai software presenti in questo blog, si evince che siamo un gruppo di persone fermamente decise ad utilizzare, per la maggiore, programmi open source, dei quali abbiamo trattato in un articolo che ne mette in [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ingegneripesanti.wordpress.com&amp;blog=578479&amp;post=63&amp;subd=ingegneripesanti&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<p align="justify"> Iniziamo con questo, una serie di articoli riguardanti  licenze software. Come ben avrete capito, dando uno sguardo ai post relativi ai software presenti in questo blog, si evince che siamo un gruppo di persone fermamente decise ad utilizzare, per la maggiore, programmi open source, dei quali abbiamo trattato in un articolo che ne mette in evidenza le qualità. (clicca <a href="http://ingegneripesanti.wordpress.com/2007/01/20/open-source-e-bello-lo-dice-l%e2%80%99uepercio-supportiamolo/">QUI</a> per visualizzare l&#8217;articolo).</p>
<p align="justify"> Prima di iniziare la vera trattazione delle licenze, cosa che faremo negli articoli successivi, ci sembra opportuno darvi delle informazioni  riguardo  software liberi e proprietari, quando utilizzarne uno anzichè un altro, quali sono vantaggi e svantaggi delle scelte, e così via tante altre info che dovrebbero aiutarvi nella scelta del software prima e della licenza poi.</p>
<p align="justify"> Questo e gli articoli successivi, hanno lo scopo di farvi scegliere in soli 3 passi  il software che effettivamente volete realizzare, tenendo conto delle accortezze e/o i limiti legali  ai quali l&#8217;utente finale deve attenersi.</p>
<p align="justify"> <strong>1</strong>  <strong>passo: </strong>scelta del tipo di software che si intende realizzare: proprietario, libero;</p>
<p align="justify"> <strong>2 passo:</strong> scelta della licenza: concessioni e/o limiti relative all&#8217;utente finale;</p>
<p align="justify"> <strong>3 passo: </strong>elenco di licenze che potrebbe fare al caso vostro;</p>
<p align="justify">Facciamo ora una panoramica dei software su elencati.</p>
<p align="justify"><strong><u>Definizione di software libero</u></strong></p>
<p align="justify"> Il <q>Software libero</q> è una questione di libertà, non di prezzo. Per capire il concetto, bisognerebbe pensare alla <q>libertà di parola</q> e non alla <q>birra gratis</q> [NdT: il termine free in inglese significa sia gratuito che libero, in italiano il problema non esiste].L&#8217;espressione &#8220;software libero&#8221; si riferisce alla libertà dell&#8217;utente di eseguire, copiare, distribuire, studiare, cambiare e migliorare il software. Più precisamente, esso si riferisce a quattro tipi di libertà per gli utenti del software:</p>
<ul>
<li>
<p align="justify">Libertà di eseguire il programma, per qualsiasi scopo (libertà        0).</p>
</li>
<li>
<p align="justify">Libertà di studiare come funziona il programma e adattarlo alle        proprie necessità (libertà 1).  L&#8217;accesso al codice sorgente ne è        un prerequisito.</p>
</li>
<li>
<p align="justify">Libertà di ridistribuire copie in modo da aiutare il prossimo        (libertà 2).</p>
</li>
<li>
<p align="justify">Libertà di migliorare il programma e distribuirne pubblicamente i        miglioramenti, in modo tale che tutta la comunità ne        tragga beneficio (libertà 3).  L&#8217;accesso al codice sorgente ne è        un prerequisito.</p>
</li>
</ul>
<p align="justify"> Un programma è software libero se l&#8217;utente ha tutte queste libertà. In particolare, se è libero di ridistribuire copie, con o senza modifiche, gratis o addebitando delle spese di distribuzione a chiunque ed ovunque.  Essere liberi di fare queste cose significa (tra l&#8217;altro) che non bisogna chiedere o pagare nessun permesso.</p>
<p align="justify"> Bisogna anche avere la libertà di fare modifiche e usarle privatamente nel proprio lavoro o divertimento senza doverlo dire a nessuno. Se si pubblicano le proprie modifiche, non si deve essere tenuti a comunicarlo a qualcuno in particolare o in qualche modo particolare.</p>
<p align="justify"> La libertà di usare un programma significa libertà per qualsiasi tipo di persona od organizzazione di utilizzarlo su qualsiasi tipo di sistema informatico, per qualsiasi tipo di attività e senza dover successivamente comunicare con lo sviluppatore o con qualche altra entità specifica. Quello che conta per questa libertà è lo scopo dell&#8217;<em>utente</em>, non dello <em>sviluppatore</em>; come utenti potete eseguire il programma per i vostri scopi; se lo ridistribuite a qualcun altro, egli è libero di eseguirlo per i propri scopi, ma non potete imporgli i vostri scopi.</p>
<p align="justify"> La libertà di ridistribuire copie deve includere le forme binarie o eseguibili del programma e anche il codice sorgente, sia per le versioni modificate che non modificate (distribuire programmi in formato eseguibile è comodo per avere sistemi operativi liberi facili da installare).  È legittimo anche se non c&#8217;è alcun modo di produrre una forma binaria o eseguibile (dal momento che alcuni linguaggi non supportano questa caratteristica), ma si deve avere la libertà di ridistribuire tali forme nel caso si trovi o si sviluppi un modo per farlo.</p>
<p align="justify"> Affinché le libertà di fare modifiche e di pubblicare versioni migliorate abbiano senso, si deve avere accesso al codice sorgente del programma.  Perciò,<span id="more-63"></span> l&#8217;accessibilità al codice sorgente è una condizione necessaria per il software libero.</p>
<p align="justify"> Un importante modo di modificare un programma è quello di includervi funzioni e moduli liberi già esistenti. Se la licenza del programma prevede che non si possano includere moduli già esistenti, ad esempio se richiede che voi possiate aggiungere solo codice di cui detenete il copyright, allora la licenza è troppo restrittiva per essere considerata libera.</p>
<p align="justify"> Queste libertà per essere reali devono essere irrevocabili fin tanto che non si fa qualcosa di sbagliato: se lo sviluppatore del software ha il potere di revocare la licenza anche senza che l&#8217;utente sia causa di tale revoca, il software non è libero.</p>
<p align="justify"> &#8220;sotware-libero&#8221; non vuol dire <q>non-commerciale</q>.  Un programma libero deve essere disponibile per uso commerciale, sviluppo commerciale e distribuzione commerciale.  Lo sviluppo commerciale di software libero non è più inusuale: questo software commerciale libero è molto importante.</p>
<p align="justify"> Per quanto riguarda l&#8217;<strong>open source</strong>, possiamo dirvi che si tratta di un software rilasciato con un tipo di licenza per la quale il <strong>codice sorgente</strong> è lasciato alla disponibilità di eventuali sviluppatori, in modo che con la collaborazione (in genere libera e spontanea) il prodotto finale possa raggiungere una complessità maggiore, qualitativamente migliore, di quanto potrebbe ottenere un singolo gruppo di programmazione.</p>
<p align="justify"><strong><u>Definizione di software proprietario</u></strong></p>
<p align="justify"> Con il termine software proprietario si indica quel software che ha restrizioni sul suo utilizzo, sulla sua modifica, riproduzione o ridistribuzione, solitamente imposti da un proprietario. Queste restrizioni vengono ottenute tramite mezzi tecnici o legali.</p>
<ul>
<li>
<p align="justify">Mezzi tecnici: rendere pubblico solo il codice binario del software, trattenendone il codice sorgente. In questi casi la modifica del software risulta molto difficile, ottenibile solo grazie a disassemblatori e ad elevate capacità informatiche.</p>
</li>
</ul>
<ul>
<li>
<p align="justify">Mezzi legali: licenze, copyright e brevetti.</p>
</li>
</ul>
<p align="justify"> Il codice sorgente di un software proprietario solitamente non viene diffuso e viene ritenuto un segreto commerciale.</p>
<p align="justify"> Alcuni software proprietari, invece, vengono rilasciati con il codice sorgente o danno la possibilità di osservarlo secondo determinate condizioni. In questi casi gli utenti sono liberi di usare ed anche studiare e modificare il software, ma sono vincolati da licenze o accordi di non divulgazione (NDA: Non-Disclosure Agreement) per la ridistribuzione delle modifiche o anche per la semplice condivisione del software.</p>
<p align="justify"> Alcuni esempi di software proprietario sono <strong>Microsoft Windows</strong>, <strong><span class="new">RealPlayer</span></strong>, <strong>Winzip</strong>, <strong>Adobe Photoshop</strong>, <strong>Mac OS</strong> e <strong>UNIX.</strong><br />
A questo punto, dopo una panoramica che vi elenca pregi e difetti dei software liberi e proprietari, ognuno di voi dovrebbe esser in grado di scegliere il software che soddisfi al meglio  le prorprie esigenze;  però, il discorso  non sarebbe completo se non  elencassimo pregi e difetti dell&#8217;open source rispetto al software proprietario, essendo sostenitori di questa categoria di programmi.</p>
<p align="justify"><strong><u>Vantaggi del software open source (parlano i sostenitori)</u></strong></p>
<ul>
<li>
<p align="justify"> per la sua natura aperta, <strong>è 	gratuito</strong> (salvo rare eccezioni);</p>
</li>
<li>
<p align="justify">essendo possibile modificare 	liberamente il software, <strong>è possibile personalizzarlo ed 	adattarlo alla proprie esigenze</strong> (direttamente o commissionandolo 	a una ditta di propria scelta);</p>
</li>
<li>
<p align="justify">il codice sorgente è 	sottoposto ad una revisione da parte di moltissime persone, pertanto 	<strong>è più difficile che contenga bug 	e malfunzionamenti</strong>. In ogni caso, è sempre possibile per 	chiunque tenere un indice pubblico dei problemi, in modo che gli 	utenti li conoscano;</p>
</li>
<li>
<p align="justify">se viene scoperto un baco o una 	falla di sicurezza, 	<strong>la sua correzione di solito è molto rapida </strong>e 	normalmente condivisa con l’intera comunità degli 	utilizzatori;</p>
</li>
<li>
<p align="justify">essendo il sorgente liberamente 	consultabile, <strong>non è possibile inserire intenzionalmente 	nel software backdoor, 	cavalli di Troia o 	spyware senza che 	questi vengano prontamente scoperti</strong>, come invece è 	accaduto per alcuni software commerciali (ad esempio il caso del 	database Interbase della Borland che conteneva una backdoor scoperta 	quando di tale software sono stati rilasciati i sorgenti);</p>
</li>
<li>
<p align="justify">non esistendo standard 	proprietari, le cui specifiche sono normalmente segrete, <strong>è 	molto più facile costruire software interoperabile</strong>;</p>
</li>
<li>
<p align="justify">permettere a chiunque di modificare i sorgenti garantisce che 	ogni nuova funzionalità o copertura di un baco possa essere 	proposta da chiunque e immediatamente applicata dagli sviluppatori. 	Questo permette di <strong>avere già a disposizione un software 	che rispetta le esigenze di chi ha richiesto le modifiche</strong>;</p>
</li>
</ul>
<p align="justify"> <strong><u>Critiche al software open source (parlano gli antagonisti)</u></strong></p>
<ul>
<li>
<p align="justify">alcune tipologie di software, 	soprattutto di nicchia, <strong>non sarebbero disponibili come software 	open source</strong>;</p>
</li>
</ul>
<ul>
<li>
<p align="justify">lo sviluppo del software open 	source non segue i tradizionali principi di ingegneria del software; 	ciò porta a <strong>risultati incoerenti</strong> e ad una <strong>mancanza 	di uniformità e consistenza</strong>;</p>
</li>
<li>
<p align="justify">l&#8217;<strong> usabilità spesso non è 	ottimale per un utente inesperto</strong>;</p>
</li>
<li>
<p align="justify">alcuni software moderni hanno 	raggiunto livelli di complessità tale da richiedere il 	supporto di un&#8217;azienda che impieghi molte persone che lavorano a 	tempo pieno al progetto;</p>
</li>
<li>
<p align="justify">mancando un sistema formale di 	revisione, <strong>il software open source sarebbe inadatto ad 	applicazioni mission-critical</strong> (ad esempio sistemi di avionica);</p>
</li>
<li>
<p align="justify">anche se spesso è 	disponibile molta <strong>documentazione</strong>, <strong>a volte</strong> (qualcuno 	sostiene che accada spesso) <strong>è incompleta o non aggiornata</strong>.</p>
</li>
<li>A volte si possono creare piu&#8217; derivati (<em>fork</em>) 	di uno stesso software con conseguente divisione del team di 	sviluppo e rallentamento nello sviluppo del software stesso.</li>
</ul>
<p>Per ora vi rimandiamo al prossimo articolo dove tratteremo le licenze adeguate  ai vari tipi di software.</p>
<p><strong>Articolo a cura di:</strong>   <strong><u>Gianpiero Buzzo</u></strong></p></blockquote>
<blockquote><p><em><strong> </strong></em></p></blockquote>
<br /><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/ingegneripesanti.wordpress.com/63/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/ingegneripesanti.wordpress.com/63/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/ingegneripesanti.wordpress.com/63/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/ingegneripesanti.wordpress.com/63/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/ingegneripesanti.wordpress.com/63/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/ingegneripesanti.wordpress.com/63/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/ingegneripesanti.wordpress.com/63/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/ingegneripesanti.wordpress.com/63/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/ingegneripesanti.wordpress.com/63/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/ingegneripesanti.wordpress.com/63/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/ingegneripesanti.wordpress.com/63/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/ingegneripesanti.wordpress.com/63/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/ingegneripesanti.wordpress.com/63/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/ingegneripesanti.wordpress.com/63/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/ingegneripesanti.wordpress.com/63/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/ingegneripesanti.wordpress.com/63/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ingegneripesanti.wordpress.com&amp;blog=578479&amp;post=63&amp;subd=ingegneripesanti&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>La svolta di Microsoft all&#8217;Open Document</title>
		<link>http://ingegneripesanti.wordpress.com/2007/02/07/la-svolta-di-microsoft-allopen-document/</link>
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		<pubDate>Wed, 07 Feb 2007 18:18:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ingegneripesanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dal mondo dell'IT]]></category>
		<category><![CDATA[Open Source]]></category>

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		<description><![CDATA[Vi abbiamo parlato del formato Open Document &#8220;qualche articolo&#8221; fa&#8230; Torniamo a parlarne per segnalarvi il rilascio del primo plug-in convertitore, targato Microsoft (ma prodotto da terzi), in grado di permette sia la creazione e conversione di file Open Document (ODF) nel formato OOXML (Office Open XML), sia il salvataggio di file Word (quindi file [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ingegneripesanti.wordpress.com&amp;blog=578479&amp;post=62&amp;subd=ingegneripesanti&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<p align="center"> <img src="http://liens-utiles.org/~jerry/openxml.jpg" height="165" width="220" /></p>
<p align="justify">Vi abbiamo parlato del formato Open Document &#8220;qualche <a href="http://ingegneripesanti.wordpress.com/2007/01/28/odf-toolkit-open-office-verso-levoluzione/" target="_blank">articolo</a>&#8221; fa&#8230;</p>
<p align="justify"> Torniamo a parlarne per segnalarvi il rilascio del <strong>primo plug-in convertitore, targato Microsoft (ma prodotto da terzi), in grado di permette sia la creazione e conversione di file Open Document (ODF) nel formato OOXML</strong> (Office Open XML), sia il <strong>salvataggio di file Word (quindi file .doc) nel formato Open Document</strong>.</p>
<p align="justify"> Inoltre, entro la fine di quest&#8217;anno, dovrebbero essere distribuiti analoghi plug-in per i formati Excel e PowerPoint.</p>
<p>Il plug-in è scaricabile anche al seguente link:</p>
<p><a href="http://sourceforge.net/projects/odf-converter" target="_blank">http://sourceforge.net/projects/odf-converter</a></p>
<blockquote><p><strong>Notizia a cura di: <u>Sebastiano Sacco</u></strong></p></blockquote>
</blockquote>
<br /><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/ingegneripesanti.wordpress.com/62/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/ingegneripesanti.wordpress.com/62/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/ingegneripesanti.wordpress.com/62/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/ingegneripesanti.wordpress.com/62/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/ingegneripesanti.wordpress.com/62/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/ingegneripesanti.wordpress.com/62/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/ingegneripesanti.wordpress.com/62/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/ingegneripesanti.wordpress.com/62/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/ingegneripesanti.wordpress.com/62/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/ingegneripesanti.wordpress.com/62/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/ingegneripesanti.wordpress.com/62/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/ingegneripesanti.wordpress.com/62/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/ingegneripesanti.wordpress.com/62/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/ingegneripesanti.wordpress.com/62/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/ingegneripesanti.wordpress.com/62/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/ingegneripesanti.wordpress.com/62/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ingegneripesanti.wordpress.com&amp;blog=578479&amp;post=62&amp;subd=ingegneripesanti&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>DBMS &#8211; 3: MySQL</title>
		<link>http://ingegneripesanti.wordpress.com/2007/02/07/dbms-3-mysql/</link>
		<comments>http://ingegneripesanti.wordpress.com/2007/02/07/dbms-3-mysql/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 07 Feb 2007 14:48:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ingegneripesanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Database e DBMS]]></category>

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		<description><![CDATA[Continua il nostro percorso alla scoperta e all&#8217;analisi dei DBMS. Finora abbiamo parlato di DB2, oltre ad avervi fornito una panoramica preliminare sui database e sui DBMS. In questo articolo parleremo di MySQL. Panoramica e storia di MySQL MySQL è uno dei più diffusi sistemi DBMS open source, sviluppato, distribuito e supportato da MySQL AB, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ingegneripesanti.wordpress.com&amp;blog=578479&amp;post=59&amp;subd=ingegneripesanti&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<p align="justify"> Continua il nostro percorso alla scoperta e all&#8217;analisi dei DBMS. Finora abbiamo parlato di <a href="http://ingegneripesanti.wordpress.com/2007/02/04/dbms-2-db2-universal-database/" target="_blank">DB2</a>, oltre ad avervi fornito una <a href="http://ingegneripesanti.wordpress.com/2007/01/29/dbms-1-database-e-relativa-gestione/" target="_blank">panoramica preliminare</a> sui database e sui DBMS. In questo articolo parleremo di <strong>MySQL</strong>.</p>
<p><strong><u>Panoramica e storia di MySQL</u></strong></p>
<p align="justify"><strong> MySQL</strong> è uno dei più diffusi <strong>sistemi DBMS open source</strong>, sviluppato, distribuito e supportato da <strong>MySQL AB</strong>, un&#8217;organizzazione fondata dagli stessi, primi sviluppatori di MySQL. A riprova della sua grossa diffusione, si consideri che, oltre alla vastissima utenza, MySQL è attualmente in grado di operare su un parco di oltre 20 piattaforme, tra le quali annoveriamo <strong>Linux, Windows, OS/X, HP-UX, AIX, Netware</strong>.</p>
<p align="justify"> Ma come nacque MySQL? Tutto scaturì dall&#8217;esigenza di un&#8217;azienda scandinava, la TcX, che, nell&#8217;anno 1996, si trovò dinanzi alla necessità di un database (di tipo relazionale, come vedremo nel seguito di questo articolo) che fosse in grado di gestire grandi quantità di dati, e che, al contempo, fosse molto veloce e sicuro; ulteriore caratteristica richiesta era quella di un DBMS che potesse essere usato con un insieme limitato di risorse hardware. In quel periodo, trovare un prodotto che rispondesse a queste esigenze pareva impossibile; l&#8217;azienda decise quindi di creare un proprio DBMS, basandosi su un altro database precedentemente sviluppato: <strong>mSQL</strong>. Il prodotto che ne scaturì (ovvero <strong>la prima versione di MySQL</strong>) risultò essere estremamente veloce e semplice nell&#8217;uso, con l&#8217;unico svantaggio, (rispetto a DBMS maggiormente diffusi e costosi come, ad esempio, Oracle) di essere privo di un&#8217;interfaccia specifica per la gestione manuale dei dati.</p>
<p><strong><u>Caratteristiche di MySQL</u></strong></p>
<p align="justify"> Come precedentemente accennato, MySQL può essere inquadrato nell&#8217;ambito dei database <strong>di tipo relazionale</strong>. Per database relazionale si intende un database nel quale i dati immagazzinati sono memorizzati sotto forma di tabelle, messe poi in relazione tra loro; questa tecnica organizzativa permette di ottimizzare la gestione dei dati, ma soprattutto di ridurre lo spazio di memoria impegnato.</p>
<p align="justify"> Compreso il significato di database relazionale, è ora possibile fornire una definizione più precisa di cosa effettivamente è MySQL: un software fornitore di un sistema in grado di gestire i database relazionali. Quindi, in questa accezione, possiamo indicare MySQL non  propriamente come DBMS, bensì più precisamente <strong>come RDBMS</strong>, ovvero <strong>Relational DataBase Management System (Sistema di gestione di database relazionali)</strong>. Lo stesso DB2, di IBM, del quale vi abbiamo parlato nel <a href="http://ingegneripesanti.wordpress.com/2007/02/04/dbms-2-db2-universal-database/" target="_blank">precedente articolo</a>, è un RDBMS.</p>
<p align="justify"> MySQL utilizza il <strong>linguaggio SQL</strong>  <strong>(Structured Query Language)</strong> per permettere, principalmente, l&#8217;interrogazione dei database che gestisce. Oltre a questa funzione principale, questo particolare linguaggio permette di effettuare tutte le operazioni necessarie alla creazione delle tabelle di un database; di definire i vincoli intrarelazionali (ossia vincoli vigenti all&#8217;interno di un&#8217;unica relazione) ed interrelazionali (ossia vigenti tra due o più relazioni); di inserire, cancellare e modificare i dati contenuti nel database.</p>
<p><strong><u>Reperire ed installare MySQL</u></strong></p>
<p align="justify"> Come precedentemente asserito, nell&#8217;ambito della nostra panoramica a MySQL, questo è un prodotto open source, distribuito con licenza GPL. Può dunque essere liberamente prelevato attraverso Internet. In particolare possiamo procurare la nostra copia di MySQL al sito seguente:</p>
<p><a href="http://www.mysql.org/">http://www.mysql.org/</a></p>
<p>in particolare, attualmente, MySQL è disponibile nella <strong>versione 5.0</strong> in due diverse tipologie:</p>
<ul>
<li><strong>MySQL Community Server</strong></li>
<li><strong>MySQL Enterprise Server</strong></li>
</ul>
<p align="justify"> la differenza fra le due tipologie sta essenzialmente nella notifica, nel caso della tipologia Enterprise, degli aggiornamenti che nel corso del tempo vengono sviluppati e pubblicati sul sito ufficiale. La versione Enterprise, quindi, rispetto alla versione Community, rappresenta un prodotto destinato ad un uso più professionale. Supponendo di scegliere la versione Community, troveremo disponibili diverse sottotipologie e versioni, destinate a <strong>Windows, Linux, Solaris, FreeBSD, HP-UX,  IBM AIX, Mac OS etc</strong>. Riferendoci ai principali s.o. ad uso desktop, si nota che mentre per Windows troviamo la semplice scelta tra il download dell&#8217;eseguibile (.EXE) e il formato compresso (.ZIP), per Linux la gamma di scelta e molto più ampia; è infatti disponibile una versione differente per ciascuna delle principali distribuzioni (Red Hat Enterprise, Suse, Ubuntu, etc.) e, per ognuna di esse, è prevista la scelta fra la versione Server, quella contenente una suite per i benchmark di sistema, oltre che la parte tool dell&#8217;applicativo, costituita dal file contenente l&#8217;insieme delle libraries e dal file client interface per consentire una gestione maggiormente user-friendly dell&#8217;applicativo. Ciascuna di queste tipologie è scaricabile in due diversi tipi di file:</p>
<ul>
<li><strong>file <em>non rpm </em>(nel caso particolare un file .tar.gz)<em><br />
</em></strong></li>
<li><strong>file <em>rpm</em> </strong></li>
</ul>
<p align="justify"> A titolo esemplificativo, supponiamo che la nostra scelta ricada sulla versione <em>non-rpm</em>, ovvero quella indicata dal link denominato:</p>
<p><strong><em>Linux (x86, glibc-2.2, &#8220;standard&#8221; is static)</em></strong></p>
<p>come potete osservare nella foto sottostante</p>
<p><a href="http://ingegneripesanti.files.wordpress.com/2007/02/immagine2.JPG" title="immagine2.JPG"><img src="http://ingegneripesanti.files.wordpress.com/2007/02/immagine2.JPG" alt="immagine2.JPG" /></a></p>
<p align="justify"> cliccando su tale link, veniamo redirezionati verso una pagina che permette l&#8217;inserimento dei nostri dati personali e la scelta di un mirror, tra i vari presenti, dal quale scaricare il nostro file, come si vede dalla foto sottostante:</p>
<p><a href="http://ingegneripesanti.files.wordpress.com/2007/02/immagine.JPG" title="immagine.JPG"><img src="http://ingegneripesanti.files.wordpress.com/2007/02/immagine.JPG" alt="immagine.JPG" /></a></p>
<p align="justify"> Reperito il file, dobbiamo ora installarlo; il nostro file è in formato compresso .tar.gz, e dobbiamo quindi scompattarlo. Il file sarà analogo al seguente:</p>
<p><code>mysql-standard-5.0.27-linux-i686.tar.gz</code></p>
<p>per scompattarlo inseriamolo per comodità nella directory seguente:</p>
<p><code>/usr/local</code></p>
<p align="justify"> nella quale scompatteremo il file ed avvieremo l&#8217;installazione. I comandi sono i seguenti:</p>
<p><code>cd /usr/local</code></p>
<p><code>gunzip mysql-standard-5.0.27-linux-i686.tar.gz</code></p>
<p><code>tar -xvf  mysql-standard-5.0.27-linux-i686.tar.gz</code></p>
<p align="justify"> a questo punto creiamo un link simbolico alla directory creata, in modo da potersi riferire ad essa in maniera semplificata; scegliamo quindi, come nome, mysql:</p>
<p><code>ln - s mysql-standard-5.0.27-linux-i686 mysql</code></p>
<p align="justify"> Alcune note sono infine d&#8217;obbligo per consentire il corretto funzionamento di MySQL in Linux:</p>
<ol>
<li>
<p align="justify">MySQL ha bisogno di uno specifico utente appartenente ad un apposito gruppo: sia l&#8217;utente che il gruppo sono denominati mysql; bisogna quindi crearli entrambi.</p>
</li>
<li>
<p align="justify">Eseguita la creazione di utente e gruppo mysql, è necessario creare una directory che conterrà i dati relativi ai database che verrano creati nell&#8217;utilizzo del RDBMS MySQL. Inoltre sarà necessario che i file ivi contenuti abbiano dei permessi adeguati alle esigenze di sicurezza. Entrambe le su citate operazioni possono essere effettuate chiamando in causa uno script presente nella directory /mysql/scripts. Lo script si chiama mysql_install_db.</p>
</li>
</ol>
<blockquote><hr />MySQL viene largamente utilizzato in combinazione con applicativi web sviluppati nei più svariati linguaggi, tra cui i più diffusi PHP, JSP, ASP. Proprio a causa di questa eterogeneità realizzativa, in aggiunta alla variegata casistica di utilizzo, è opportuno fare riferimento, nella pratica sviluppativa, ai numerosi newsgroup e agli altrettanti forum &#8220;a tema&#8221; che popolano la rete. Vi consiglio, in particolare, la consultazione dei seguenti due forum:</p></blockquote>
<blockquote><p><a href="http://forums.mysql.com/" target="_blank">http://www.giorgiotave.it/forum/php-mysql/</a> (dedicato in particolare a MySQL combinato col il PHP);<a href="http://forums.mysql.com/" target="_blank"></a></p></blockquote>
<blockquote><p><a href="http://forums.mysql.com/" target="_blank">http://forums.mysql.com/</a>.</p></blockquote>
<blockquote><p><strong> Articolo a cura di: <u>Sebastiano Sacco</u></strong></p>
<p><strong>Fonti: &#8220;MySQL&#8221;, di S. Rubini, ed. Apogeo; <a href="http://www.devspy.com/" target="_blank">http://www.devspy.com/</a>, <a href="www.mysql.org" target="_blank">www.mysql.org</a></strong></p></blockquote>
</blockquote>
<br /><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/ingegneripesanti.wordpress.com/59/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/ingegneripesanti.wordpress.com/59/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/ingegneripesanti.wordpress.com/59/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/ingegneripesanti.wordpress.com/59/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/ingegneripesanti.wordpress.com/59/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/ingegneripesanti.wordpress.com/59/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/ingegneripesanti.wordpress.com/59/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/ingegneripesanti.wordpress.com/59/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/ingegneripesanti.wordpress.com/59/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/ingegneripesanti.wordpress.com/59/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/ingegneripesanti.wordpress.com/59/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/ingegneripesanti.wordpress.com/59/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/ingegneripesanti.wordpress.com/59/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/ingegneripesanti.wordpress.com/59/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/ingegneripesanti.wordpress.com/59/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/ingegneripesanti.wordpress.com/59/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ingegneripesanti.wordpress.com&amp;blog=578479&amp;post=59&amp;subd=ingegneripesanti&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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